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Leon Battista Alberti occupa un posto eminente nella storia della letteratura come in quella dell’architettura e della teoria dell’arte.

La sua esperienza ha lasciato una traccia durevole in ciascuno dei campi e ha tracciato linee importantissime per i successivi sviluppi.

E’ uno dei massimi rappresentanti del Rinascimento, l’uomo che prima di Leonardo da Vinci, incarnò, gli ideali universali dell’Umanesimo.

 

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Nasce a Genova nel 1404.

E’ figlio illegittimo, insieme al fratello Carlo, di Lorenzo di Benedetto Alberti, esponente di una ricca famiglia di mercanti e banchieri fiorentini.

 

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Qui è lo stemma della famiglia composto da due catene poste in croce su fondo blu, il colore dei guelfi.

La catena ricorda la loro antichissima origine presso il castello di "Catenaia" nel Valdarno Casentinese

 

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Questa è la dimora principale degli Alberti A Firenze nel quartiere di Santa Croce

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Nel 1401 gli Alberti vengono esiliati con l’accusa di congiura.

Questo è il documento del bando che ribadiva l’allontanamento dai territori fiorentini di tutti i maschi maggiori di sedici anni

 

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Ancora piccolo, dopo la morte per peste della madre, si trasferisce a seguito del padre, nel Veneto.

Prima a Venezia

 

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Poi a Padova, dove apprende latino, greco e ottica

Nel 1420 è a Bologna dove segue, nell’università più antica del mondo (è stata fondata nel 1088), corsi giuridici, senza tralasciare però lo studio di altre discipline quali: musica, pittura, scultura, architettura, scienze matematiche.

La base di formazione scientifica sarà fondamentale essendo tutte le sue opere basate sulla matematica

 

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Nel 1420 è a Bologna dove segue, nell’università più antica del mondo (è stata fondata nel 1088), corsi giuridici, senza tralasciare però lo studio di altre discipline quali: musica, pittura, scultura, architettura, scienze matematiche.

La base di formazione scientifica sarà fondamentale essendo tutte le sue opere basate sulla matematica

 

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Nel 1421 muore il padre, qui è il testamento, che lascia Battista e Carlo in balia dei parenti. Il testamento stabilisce un lascito ai due figli illegittimi, che per molti anni non verrà loro corrisposto, ma li esclude dal possesso e dal godimento dei beni.

E’ in questo frangente che Alberti decide di prendere i voti, di laurearsi in diritto canonico e di intraprendere la carriera ecclesiastica

 

In questo periodo crea come proprio emblema “L’occhio alato” che rappresenta il proprio occhio in volo, attento e curioso sul mondo del sapere

E’ nello stesso anno della  laurea, 1428, che viene meno il bando da Firenze, qui è la revoca dell’esilio datata 30 ottobre.

Nello stesso anno è sicuramente a Firenze, per la prima volta, dove conosce i maggiori artisti dell’epoca.

 

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Viene ritratto, in quello stesso anno, da Masaccio, in uno degli affreschi della cappella Brancacci di Santa Maria del Carmine, titolato “San Pietro in cattedra con astanti”

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Qui il particolare dove è raffigurato insieme a Masolino, Masaccio, e Brunelleschi, a cui dedicherà il primo dei suoi trattati dedicati all’arte, il "De pictura" considerato la magna charta della pittura toscana del Quattrocento. Testo che sarà fondamentale sia per Leonardo da Vinci che per Michelangelo

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Nel 1432 è a Roma dove diviene "abbreviatore apostolico"; deve cioè controfirmare le disposizioni papali ai vescovi.

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E’ nello stesso anno che viene nominato priore di San Martino a Gangalandi.

La chiesa è situata sull’altura di Gangalandi sovrastante l’abitato di Ponte a Signa.

 

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Qui Alberti progetta un’armoniosa abside semicircolare con lesene in pietra serena.

Sono questi anni molto importanti per la formazione artistica di Battista

 

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A Roma riscopre l’eredità antica come fonte di ispirazione. E’ qui che i suoi studi lo porteranno a redigere un altro trattato il "Descriptio urbis Romae", primo studio sistematico per il recupero e la ricostruzione della città antica

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A Firenze frequenta i maggiori artisti e ne conosce le opere.

Fra questi:

Ghiberti, Brunelleschi, Donatello, Masaccio, Masolino, Luca della Robbia, Paolo Uccello, Benozzo Gozzoli.

 

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E’ in questa città che incontra Giovanni Rucellai, famoso mercante che accumulò ingenti ricchezze con il commercio di lana in tutta Europa, per il quale realizzerà:

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Palazzo Rucellai, nel 1455, in via della Vigna Nuova

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La Loggia Rucellai, davanti all’omonimo palazzo, nel 1463, per celebrare le nozze tra Bernardo Rucellai, secondogenito di Giovanni, e Nannina de Medici sorella maggiore di Lorenzo il Magnifico

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Nel 1467 il Tempietto del Santo Sepolcro nella Cappella Rucellai (in piazza San Pancrazio, dietro Palazzo Rucellai), che riproduce le proporzioni del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

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E la facciata di Santa Maria Novella

E’ il 1456 quando ad Alberti è commissionato il completamento della facciata

 

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Nel 1350 erano gia state realizzate, nella parte inferiore, le tombe inquadrate da archi a sesto acuto

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E il rosone nel 1365.

Qui è la splendida vetrata attribuita ad Andrea di Buonaiuto

 

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Gli avelli erano nicchie alla cui base venivano poste le casse sepolcrali in pietra.

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Qui vediamo via degli Avelli, una volta molto più stretta. Siccome delle fessure delle tombe fuoriuscivano afrori indicibili a Firenze vi era il detto "puzzare come un avello"

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All’Alberti si presentò, quindi, il problema di integrare questi elementi di epoca precedente all’interno del nuovo progetto.

Disegnò il prospetto pensandolo diviso in tante parti in relazione tra loro e il tutto, con un sistema proporzionale basato secondo gli accordi musicali dell’ottava che sono esprimibili con semplici rapporti matematici: 1 a 1, 1 a 2, 1 a 3, ecc. ecc.

 

 

Vediamo come:

la facciata è inscritta in un quadrato

 

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Se dividiamo questo quadrato in due, in senso orizzontale, nel primo registro (cioè nella parte inferiore), incorniciato da due pilastri (colore arancione) troviamo:

·         Gli avelli e i portali laterali, che hanno la stessa larghezza (colore verde), incorniciati da lesene che sorreggono archi a tutto sesto (colore viola);

·         Un fregio, alto la metà degli avelli (colore viola);

·         Un attico alto quanto la larghezza degli avelli (colore verde)

E soprattutto un grande portale a tutto sesto, reso più evidente dalle semicolonne affiancate, alto una volta e mezzo la larghezza, che replica il disegno dell’arco trionfale dell’imperatore Augusto di Rimini.

 

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Nel registro superiore, progetto interamente albertiano:

·         La parte centrale è inscrivibile nella quarta parte del tutto; ha la forma di un tempietto tetrastilo classico a lesene con capitelli tuscanici;

·         Le volute, perfettamente inscrivibili nella sedicesima parte del tutto, genialmente progettate per mascherare gli spioventi dei tetti dell navate laterali;

Il sole nel timpano e i cerchi disegnati nelle volute, hanno diametro pari alla metà del diametro del rosone (colore bianco).

 

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La facciata è rifinita dalle incrostazioni marmoree, che unificano cromaticamente le varie parti, con dimensioni in proporzione fra loro e il tutto.

Per esempio: i lati dei quadrati bianchi intarsiati sulla fascia centrale sono 1/3 della fascia stessa ed il doppio del diametro delle semicolonne del registro inferiore

Alberti, come Brunelleschi, pensava che il Romanico fiorentino fosse l’ultima espressione del “classico”, è così che progetta un rivestimento a tarsie in marmi policromi, prendendo a modello:

 

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Il Battistero di San Giovanni, le cui tarsie sono del XII secolo

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E soprattutto la facciata di San Miniato a Monte dell’ XI secolo

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Questa diapositiva per farvi vedere come venivano realizzate le tarsie:

nella tarsia i vari elementi sono tagliati in modo da adattarsi per forma e colore alle diverse parti del disegno da realizzare.

 

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Passiamo ora ad analizzare i simboli presenti sulla facciata:

s         L’emblema di Giovanni Rucellai: una vela con le sartie al vento simbolo della fortuna e dell’impresa

s         E piume inanellate: emblema personale di Pietro de Medici, detto il Gottoso, padre di Nannina e Lorenzo il Magnifico.

Compaiono ambedue gli emblemi perché le famiglie avevano stretti legami commerciali e familiari

 

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Abbiamo poi il sole domenicano, all’interno del timpano, ma vi è anche l’ipotesi che non si tratti semplicemente della rappresentazione del sole, bensì di un’eclissi con il disco nero della luna e quello del sole sovrapposti.

Leon Battista Alberti, attento conoscitore dell’astronomia, avrebbe qui fatto la previsione dell’eclissi totale che si sarebbe compiuta alle 12,05 del 9 aprile 1567, con il sole esattamente allineato con l’asse della chiesa di Santa Maria Novella.

 

E sotto il timpano la scritta che tradotta è:

GIOVANNI RUCELLAI FIGLIO DI PAOLO ANNO 1470

1470 che indica l’ultimazione dei lavori. Ma a quella data era in corso ancora la realizzazione del portale, e mancava la vela di destra che per la muratura fu realizzata nel 1778 e il rivestimento marmoreo nel 1922.

E le lunette sopra le porte furono dipinte da Ulisse Ciocchi nel 1618.

 

Se riguardiamo adesso nel suo insieme la facciata, si può vedere come con un calcolo della dimensione dei vari elementi, tarsie comprese, Alberti è stato capace di mettere in risalto quelle parti progettate ex novo:

Il portale e l’intero registro superiore.

Il tutto nel linguaggio albertiano che concepisce l’architettura come scenario da contemplare quasi alla maniera di un dipinto.

 

Per ultimo due cose che troviamo nella parte inferiore ma che non sono dell’Alberti. Sono due strumenti astronomici posti da Egnazio Danti nel 1572 per lo studio del movimento apparente del sole con il quale poté correggere il calendario fino ad allora adottato (quello giuliano). La riforma gregoriana, attuata nel 1582, fece slittare il calendario di 10 giorni, cosicché  al giovedì del 4 ottobre seguì il venerdì 15 ottobre: la sfera armillare (sulla sinistra della facciata) e la meridiana (a destra).