Riassunto del DIVIN GIRO di Caterina Bardi

Si sa, noi fiorentini amiamo profondamente la nostra città. Siamo, altresì immensamente orgogliosi di chi le rende lustro in patria e nel mondo. Perciò, chi meglio del Sommo Poeta, orgoglio ed onore di tutti noi? Così, in una splendida giornata ottombrina ci siamo avventurati per le vie cittadine alla scoperta delle tracce del nostro illustre concittadino.
Appuntamento ai piedi della stupenda statua a lui dedicata a cui fa da sfondo la suggestiva facciata della basilica di S. Croce, al cui interno è custodito il cenotafio alla sua memoria. Ahimè, però, il poeta non potè mai vedere completato il bellissimo edificio, poiché, all’epoca ancora in costruzione.
La grande piazza antistante la basilica, da cui prende nome, non solo oggi è punto di incontro per la vita cittadina, ma già nel corso dei secoli diventò uno dei luoghi più importanti per i fiorentini, tanto da essere scelta come teatro di famosissime giostre rinascimentali ed utilizzata per il gioco del Calcio in Costume, tuttora qui disputato.
Curiosando e chiacchierando ci siamo, poi, incamminati verso la Badia Fiorentina uno dei siti danteschi più importanti a Firenze. Infatti, come Dante racconta nella Vita Nova, lì avvenne il primo incontro con Beatrice e, sempre lì fu letta, per la prima volta in pubblico, la “Commedia” da un oratore di eccezione: Giovanni Boccaccio.
Volgendo lo sguardo ecco il maestoso edificio del Bargello, al cui interno possiamo trovare nella Cappella della Maddalena la rappresentazione su di una parete dell'Inferno e su quella di fronte del Paradiso. Ma aguzzando la vista su quest’ultimo affresco, affollato di persone, ecco comparire, in un piccolo gruppo in basso a destra, il volto di Dante!
Pensando alle belle parole che il poeta ha dedicato alla sua amata, giungiamo al Museo Casa di Dante nel cosiddetto “quartiere dantesco”. Di originario, ahimè, non vi rimane niente, perché la vera casa fu distrutta al momento del suo esilio, nel 1302. Continuando il nostro cammino, prima di arrivare in Piazza della Signoria, ci soffermiamo davanti alla Torre della Castagna, luogo di ritrovo dei Priori, capi delle Arti fiorentine, di cui fu membro lo stesso Dante. E’ così chiamata poichè per votare le leggi cittadine utilizzavano delle castagne dipinte: bianche voto positivo, nere voto negativo. Siccome a Firenze le castagne vengono dette anche “ballotte”, si reputa che il termine odierno “ballottaggio” derivi da questo luogo. Di fronte alla torre è stato possibile, inoltre, ammirare la chiesa di San Martino al Vescovo ritenuta il luogo in cui Dante e Gemme Donati si unirono in matrimonio.
Proseguendo ecco apparire ai nostri occhi uno dei più grandi orgogli fiorentini: Piazza della Signoria. Che magnificenza Palazzo Vecchio! Non da meno però è la Loggia dei Lanzi con la meravigliosa statua bronzea del Cellini: il Perseo, che rappresenta l’eroe vittorioso sulla perfida Medusa o Gorgone, mostro mitologico che poteva pietrificare chiunque la guardasse negli occhi.
Dante ricorda questo terribile personaggio nel canto IX dell’Inferno, quando le tre Arpie a guardia delle mura della città di Dite, chiamano a gran voce Medusa per aiutarle nella difesa della città.
Incamminandoci verso la parte finale della nostra passeggiata, incontriamo, all’angolo fra Ponte Vecchio e Lungarno Archibusieri, una targa che riporta una terzina del XVI canto del Paradiso in cui Dante rammenta quel luogo della città. Ma perché il poeta ricorda proprio quest’angolo fiorentino? Esattamente lì nell’anno 1216 venne ucciso un giovane, Buondelmente de’ Buondelmonti da alcuni membri della famiglia Amidei, e questo omicidio fu considerato l’atto d’inizio della lotta secolare fra Guelfi e Ghibellini a Firenze.
Ci dirigiamo, a questo punto, verso la chiesa dei SS. Apostoli, ubicata in Piazza del Limbo, così chiamata, perché in passato luogo di sepoltura di bambini non ancora battezzati, e questo è un chiaro riferimento al nostro poeta poiché il primo cerchio dell’Inferno è proprio il Limbo.
Il nostro viaggio nel passato dantesco si conclude in Piazza S. Trinita, luogo testimone, suo malgrado, di un evento di sangue fra alcuni giovani di due famiglie Guelfe molto importanti all’epoca: i Donati e i Cerchi. Un semplice battibecco si trasformò, poi, in un vero e proprio scontro
dal quale nacque una spaccatura all’interno del partito guelfo e la successiva formazione della fazione Bianca, con a capo i Cerchi, e di quella Nera, guidata dai Donati. Dante si schierò dalla parte dei guelfi Bianchi, essendo questa la fazione più moderata, ma purtroppo nell’anno 1302 i
Neri ebbero la meglio. L’Alighieri, così, insieme a decine di altri concittadini fu costretto ad abbandonare per sempre l’amata Firenze, pena la morte se vi avesse messo di nuovo piede.
Così, attraverso questa passeggiata, non solo abbiamo ripercorso la vita del poeta, ma anche visitato alcuni luoghi testimoni di episodi chiave della storia cittadina, che avrebbero cambiato per sempre le sorti di Firenze.
 

Caterina Bardi
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